E’ un argomento di moda, tutti i giorni escono articoli ed aggiornamenti sul famoso decreto attuativo, che finalmente rivoluzionerà il vetusto Codice della Strada, introducendo nuovi soggetti, come monopattini e hoverboard, ovviamente elettrici, tra i mezzi consentiti per la mobilità urbana.

 

Perché tutte le città si stanno attrezzando per mettere a disposizione dei propri abitanti o dei visitatori saltuari mezzi “green” come biciclette e monopattini elettrici? E’ davvero una motivazione ecologista, anti-inquinamento e a favore della qualità della vita che spinge le amministrazioni in questa direzione o, piuttosto, un’onda da cavalcare finché dura, uno specchietto per le allodole che mira a tutt’altro?

Parliamo di Milano che, negli ultimi anni, ha applicato la ZTL a pagamento, ha introdotto il car-sharing in maniera massiva, ha dichiarato guerra al diesel, ha lanciato il bike-sharing senza stalli, ha permesso la sperimentazione dei monopattini elettrici in condivisione.

Tutto bello, ma perché l’ha fatto? Per rendere migliore la vita dei milanesi? Per ridurre il numero delle auto in città? Per ridurre l’inquinamento? Può essere.

Più che altro sembra un’operazione di marketing ben orchestrata per diventare una Smart City al pari di Londra o Barcellona, solo che dalle intenzioni ai fatti si è perso qualcosa per strada. Si è persa, ad esempio, l’idea che una vera Smart City deve avere un occhio di riguardo soggetti più deboli, bambini, anziani, disabili, deve metterli in condizione di muoversi sicuri, anche se non vogliono o non sanno come entrare nella rete dello “sharing” e vogliono usare le loro bici, i loro monopattini e i loro tricicli.

La città di Milano è oggettivamente sicura per chi si muove in bici? E non è questione di piste ciclabili, perché quelle ci sono, è questione di mentalità:

le auto in doppia fila

 le moto parcheggiate sulle ciclabili

i tombini sporgenti o le buche aperte

rendono Milano una città molto poco Smart.

E, purtroppo, anche  le belle iniziative degli anni passati, hanno fatto una brutta fine.

Sarà questione di bilancio, sarà questione di responsabilità, ma questa Milano non si vede più.

 

La primavera era un proliferare di eventi pro-bici: Cyclopride, Bicinfesta e mille altre iniziative portavano in giro per Milano bambini e adulti, tutti illusi si aver conquistato un pezzettino di cielo.

Anche qui, una bella delusione: leggete questo articolo di Bikeitalia e meditate, gente, meditate…

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