Smaltita la stanchezza e lo stupore per l’impresa compiuta, resta la soddisfazione e la gioia di aver condiviso una notte d’estate con più di 1400 ciclisti.

Le footbike erano sette, i monocicli 3, 1 handbike: un’armata Brancaleone, bizzarra ed assortita, il cui unico obiettivo era a arrivare in fondo.

Diverse le età, diverse le esperienze, diversi i mezzi e le capacità fisiche, ma ciascuno di noi ha trovato la forza nell’altro, nel compagno di viaggio sconosciuto che ci ha incoraggiato e spronato passandoci accanto.

La prima tappa di 21km, è andata in scioltezza: il cordone luminoso che ha attraversato Ferrara, si è portato sull’argine abbastanza compatto. All’arrivo a Ro, c’era l’aria del pic-nic d’estate: risate, pacche sulle spalle e vociare allegro. Un po’ di frutta, un’abbondante dose di liquidi e via, verso la seconda meta.

Poi la notte è diventata più scura, l’argine ha lasciato salire l’umidità e le luci sono diventare rare, i centri abitati lontani e silenziosi. Eravamo soli, nel buio, con l’asfalto della strada rotto da piantine tenaci, e con le ruote che scorrevano ancora veloci. E così siamo arrivati a Serravalle. dopo 46km. Per raggiungere il ristoro un paio di tornanti per scendere dall’argine: un effetto bellissimo, di luci rosse ad andare e bianche a tornare, per già se ne andava, mentre noi stavamo solo arrivando.

Gruppo ancora abbastanza compatto, ore 3:38, le voci meno squillanti, le facce più stanche.

Qui l’Armata Brancaleone ha serrato le fila e si è ricaricata, pensando di essere ormai a metà dell’impresa.

Dopo poco è comparsa la luce, piano, dolcemente, in modo molto graduale. Le erbe ci scorrevano a fianco argentate, le ruote sempre silenziose le sfioravano appena.

Una grande pace, quasi un sogno ad occhi aperti, con la cadenza regolare delle spinte ritmate che segnavano il passare del tempo e dei chilometri.

Chilometri, tanti chilometri: la terza tappa è stata la più lunga e probabilmente la più sofferta, almeno per me.

Siamo arrivati a Santa Giustina, al km 78 alle 6:15. Testa vuota, gambe di marmo, muscoli tesi.

Meno voci, poche persone accasciate sulle sedie e qualche bici in più sul mezzo di supporto, segno che qualcuno aveva gettato la spugna.

E’ bastato un té caldo, un po’ di incitamento da parte degli altri e  la rassicurante presenza di Luca, col il Doblò di salvataggio, per ridare energia a chi, come me, pensava di abbandonare l’impresa.

In fondo mancavano solo 20km, tutti su strada, nei centri abitati…

Non avevamo messo in conto la pioggia, ma il cielo ce lo stava dicendo da un pezzo che era pronto per scaricarci addosso qualcosa.

Quattro gocce, prima dell’arrivo, giusto per gradire: arrivo su sterrato, in pineta, e ancora la forza di passare un paio di ciclisti rallentati.

Impresa compiuta! Il traguardo ci ha accolto, con i nostri compagni arrivati prima di noi ad attenderci, alle 8:10.

Questo video ci racconta nel corso dell’avventura, grazie a Filippo Salani, nostro mentore ed ispiratore

Ecco, i compagni: assortiti a caso, come un disegno nel caleidoscopio.

In ordine sparso:

  • Nicoletta Cogoni: riminese, 30 anni, sportiva, si è appassionata alla footbike, passando per il dogscooter, ovvero la disciplina con il cane. E’ una grande trascinatrice, energica, determinata e un po’ folle. Ha percorso i 100km con un Kostka Tour Max, che è diventato il suo oggetto preferito. Della Niko non ci sono foto all’arrivo, perché ha preso la tangente ed è andata dritta al ristoro, senza passare alle Forche Caudine della Sportler…
  • Stefano Viganò: bergamasco, età imprecisata, una forza della natura che ha compiuto l’impresa con una footbike da montagna, del peso di 14,5kg, con pedana alta e ruote tassellate. Anche lui è un appassionato cinofilo, ma soprattutto uno sportivo d’altri tempi.
  • Davis Colombo: outsider trentenne di Rovigo. Chi l’ha mai visto, questo, a bordo di una footbike? Nessuno. Eppure, per cominciare, si è sparato 100km senza battere ciglio, anzi con la gioia e l’allegria di uno che se la stava godendoste e davis
  • Bruno Romani: ferrarese, cinquant’anni più o meno, ciclista pentito, si è innamorato della footbike a prima vista. E’ stato lui a convincerci a fare quest’impresa e per questo gli saremo per sempre grati. Anche lui ha utilizzato un Tour, ma versione 3.bruno
  • Maria Teresa Franchi: dalla provincia di Varese, una ragazza di 50 anni o poco più, che da poco è entrata nello staff di Myfootbike, si è scoperta molto sportiva, proprio grazie all’allenamento che abbiamo messo a punto per questa missione. Grande tenacia e caparbietà, arriva dove vuole. Un’altra a bordo di Tour Max.
  • Paolo Basssetti: lui sì che ne ha masticati di kilometri, anche oltre manica, visto che lavora a Londra, dove scorrazza con il suo MIBO ROYAL. Grande footbiker della prima ora, ha fatto da collante nel gruppo nel momento del bisogno.
  • Maria Turra, cioè io: la spacciatrice di monopattini. Di me che dire? Sono troppo felice di avercela fatta e non vedo l’ora di farne un’altra!
  • arrivo fe mare

 

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