Quando si raggiunge un traguardo, dopo la soddisfazione del risultato raggiunto, ci si pone un obbiettivo ancora più ambizioso.

E’ quello che hanno fatto i ragazzi che nel 2013 hanno percorso le strade del 100° Tour de France, con i loro monopattini sportivi.

Allora il team era composto da 6 elementi, 4 cechi, 1 finlandese e un olandese.

Lo stesso team, con alcune modifiche, sta sfidando ora le strade del 100° Giro d’Italia, la corsa a tappe più massacrante del mondo.

Il Giro è partito dalla Sardegna il 5 maggio, quello degli atleti in monopattino, un giorno prima.

L’impresa, già di per sé molto impegnativa, si è rivelata ancor più difficile a causa del caldo e della lunghezza delle prime tappe: 206km la prima, 221km la seconda, controvento, poi la Sicilia, fin sul’Etna e la Calabria, con temperature africane.

http://https://youtu.be/xyRP3tTMXXM

Il traffico, le strade non proprio perfette, il caldo hanno reso questa prima parte del giro, veramente  pesante.

Cosa spinge queste persone, che non sono atleti professionisti, a mettersi così alla prova?

Di sicuro la passione per questo sport, che è fatica, condivisione e spirito di squadra, ma soprattutto la sfida del limite, la voglia di essere i primi a compiere quest’impresa, che mette una pietra miliare nelle potenzialità del monopattino sportivo.

Chi pensa che il monopattino sia poco più che un giocattolo, si dovrà ricredere, definitivamente: nelle gambe di questi sette ragazzi ci sono già più di 1700km, percorsi in nove giorni e, alla fine, ci saranno quasi 5000mt di dislivello. Certo, con tempi nettamente diversi da quelli dei ciclisti, che però hanno il cambio, hanno mezzi studiati apposta per le gare a tappe e hanno un supporto tecnico da professionisti.

I monopattini sportivi utilizzati dagli atleti sono mezzi di serie, sui quali, al massimo sono state modificate le ruote, i freni e i manubri, ma la performance è tutta forza muscolare umana.

In più c’è da considerare la velocità media: il monopattino non ha il cambio, quindi le salite a volte diventano proibitive, mentre le discese, ad alte velocità, sono molto pericolose: i ragazzi stanno a bordo dei loro mezzi anche 15-16 ore al giorno, la tenuta del fisico e della mente, deve essere ferrea.

Certo non è da tutti, ma è un buon esempio: sono tanti gli appassionati e i curiosi, speriamo che tra loro qualcuno si metta in gioco, partecipando ai nostri raduni, alle gare organizzate da Avis Monopattino oppure alle uscite non competitive, come le Bike Night di Witoor, oppure i Sunrise Bike Ride di Ciclista Urbano.

Sono tutte occasioni per mettersi alla prova e per poter dire, dopo: “il miglior riconoscimento per la fatica fatta non è ciò che se ne ricava, ma ciò che si diventa grazie ad essa”. cit. J.Ruskin

I ragazzi di Kick Italy, di sicuro, ricorderanno la fatica, ma anche la forza del team e il sostegno di quanti di noi si faranno vedere lungo le tappe che ancora mancano alla conclusione.

Tutti convocati!

 

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